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L'oca non solo da mangiare...

A Firenze, si cucinava un animale per ogni occasione: dalle novelle di Franco Sacchetti (1332-1400), apprendiamo dell'uso di cucinare le oche per le feste di Ognissanti, magari ripiene di allodole e altri uccelletti grassi. La stessa usanza è confermata da Simone del Prodenzani (1351 - l433) nel Saporetto opera in versi molto ricca di dettagli gastronomici. Alcuni autori ritengono che il nome della strada Via dell'Oca derivi dal mercato annuale che si teneva, per l'acquisto delle oche destinate alla celebrazione della festa; altri pensano, invece, che vi si trovasse un forno, famoso per la cottura delle oche. La famiglia maggiormente presente in questa via era quella degli Adimari.


Pare che sia proprio nato a Firenze, alla fine del Cinquecento, il gioco dell'oca, inteso nella forma moderna, con il percorso a spirale e le tipiche decorazioni, e da qui si sia diffuso nelle corti europee, in particolar modo in Francia e in Inghilterra. Ferdinando I De' Medici fece dono, infatti, del nuovo e molto dilettevole giuoco dell'oca a Filippo II Re di Spagna, il quale ne rimase affascinato. Le caselle della versione medicea erano decorate con simboli che, in parte, sono rimasti nella tradizione: due dadi,

un teschio, una coda, un ponte, un labirinto o un oca.


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