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Rosa Genoni, la sarta che si ispirò ai capolavori del Rinascimento

Rosa nacque a Tirano nel 1867, da un padre di professione calzolaio e una madre sarta. La sua passione per il campo della moda fu molto precoce in quanto, alla sola età di 10 anni, fu mandata a Milano da una zia sarta per iniziare il suo praticantato come “piscinina”, cioè piccola aiutante tuttofare. Fin da giovane iniziò a frequentare i circoli operai e socialisti, ma le sue prime idee rivoluzionarie sfociarono dopo una breve esperienza lavorativa a Parigi.

Rosa si distinse per essere un'attivista nelle rivendicazioni femminili e nella battaglia per la pace. Uno dei momenti più significativi nella sua carriera politica fu al Congresso internazionale delle donne tenutosi all’Aja nel 1915, al quale Genoni partecipò, come unica rappresentate italiana, in veste di delegata delle associazioni Pro Humanitate e Comitato Lombardo Pro Suffragio femminile di Milano, Pro Arbitrato di Torino, Pro Pace di Vicenza, Per la Donna di Roma e Lega dei Paesi Neutri di Lugano.

Nonostante la sua posizione di rilievo in campo politico, Rosa si distinse per la sua bravura nel realizzare abiti pregiati ispirati al mondo artistico rinascimentale italiano.

Una delle prime occasioni, nella quale dimostrò la sua bravura, fu nel 1906 all’Esposizione internazionale di Milano. Per l'occasione Genoni presentò una collezione composta da 8 abiti ispirati alla pittura italiana del XV e XVI secolo. La giuria internazionale rimase stupefatta dalla bellezza dei suoi abiti e oltre che assegnarle il massimo riconoscimento della gara, le affibbiarono il soprannome di "sarta-artista".

Tra i vestiti più belli della collezione, due furono tra i più discussi e ammirati: quello ispirato alla Primavera di Botticelli e quello ispirato ad un disegno di Pisanello.

L'abito femminile da sera chiamato La Primavera traeva ispirazione dall'omonima opera botticelliana e fu realizzato in raso color avorio, ricamo in argento e oro filati, sete policrome, ciniglia, cannucce, paillettes e perle. L'impiego della ciniglia, l’accostamento di conteria di vetro e filo di seta e i colori contrastanti utilizzati dimostravano la difficoltà di realizzazione della veste, la quale, attraverso una ricerca naturalistica, alludeva ad un effetto tridimensionale.

Il manto femminile da corte, invece, era una chiara ispirazione all'opera di Pisanello. Il mantello fu realizzato in velluto di seta verde, fu decorato sia da inserti in raso giallo e merletto ricamato sia da ricami in filati metallici d’oro e d’argento, cannucce e conterie in vetro.

I due abiti confermarono la chiara ispirazione di Rosa al mondo rinascimentale, periodo in cui la moda italiana si diffuse per la prima volta in tutte le più importanti corti europee. Il ritorno al passato per Genoni non era altro che una volontà di un’identità nazionale che purtroppo non si era creata con l'unità d'Italia.

Rosa, oltre a trasformarsi come icona della moda italiana del XX secolo, diventò insegnante e direttrice della Sezione sartoria delle Scuole professionali femminili della Società Umanitaria di Milano. Fu una delle prime promotrici della storia del costume, infatti scrisse vari manuali che forniva alle sue allieve come testi e repertori specifici da studiare. Il metodo didattico di Rosa fu quello di utilizzare le diapositive durante le sue lezioni per mostrare dipinti rinascimentali alle sue allieve, solo osservando e studiando le opere pittoriche del XV e XVI secolo le allieve potevano esercitarsi nel riconoscere gli stili, l'ideazione dei decori e i modelli ispirati a quegli alti esempi nazionali.




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