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La Primavera di Botticelli

Non conosciamo il committente dell’opera, ma sappiamo che il dipinto si trovava in via Larga, attuale via Cavour, alla fine del XV secolo appesa sopra un lettuccio, una sorta di cassapanca con schienale caratteristica dell’arredamento delle residenze signorili rinascimentali. Nel 1550, invece, Giorgio Vasari la descrive nell'arredo di villa di Castello, insieme al quadro della Nascita di Venere.

La lettura inizia da destra. Zefiro, il dio dei venti, rapisce la ninfa Chloris che spaventata cerca di scappare, ma che ormai posseduta dal dio, accetta di sposarlo e dalla loro unione viene trasformata in Flora, ovvero la Primavera. Quest’ultima dispensa fiori, molti dei quali li ha intrecciati nei capelli. Al centro troviamo Venere collocata sotto un arbusto di mirto, pianta a lei sacra. Sui bordi del manto possiamo notare le fiammelle dorate, simbolo di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino del Magnifico, le quali fanno avvalorare l’ipotesi di una sua committenza. Sopra la dea è collocato Cupido bendato nell'atto di scagliare frecce d'amore in direzione delle 3 Grazie danzanti, decorate con vestiti leggeri quasi trasparenti. L’ultima figura è Mercurio, dipinto con i tipici calzari alati e vestito solo da un drappo rosso ornato anche questo dalle fiammelle di Lorenzo, che con il caduceo allontana le nuvole che incombano sul giardino.

Una delle ipotesi più avvalorate è che il dipinto rappresenti la Primavera come stagione. Zefiro, Chloris e Flora sono catalogati come i mesi del vento, cioè marzo; Venere, le 3 Grazie e Cupido rappresenterebbero il mese dell'amore, cioè aprile; Mercurio invece sarebbe la personificazione del mese di maggio, in quanto lui è figlio di Maia, dalla quale deriva il nome del mese.

Botticelli decora il prato con 190 specie botaniche, tra cui circa 40 sono state individuate. Tra queste il muscaro, che nonostante risulti essere piccolo e poco evidente, la sua conformazione lo rende unico. È infatti una bulbosa della famiglia delle Liliacee delicatamente profumata e dall'infiorescenza a spiga composta da tanti piccoli fiorellini violetti e penduli di forma botroide, ovvero che richiama una botte, e dalla fauce bianca, la minuscola coroncina che chiude con grazia il bottoncino lillà. Il muscaro pare avesse una simbologia legata al matrimonio e porta il suo contributo al complesso insieme di significati e allegorie del dipinto.

Altra pianta nota è l'elleboro, la quale è caratterizzata dalla verde corolla e appartenente alla famiglia delle “Ranunculaceae”. Pianta medicamentosa dalle molte virtù, risulta essere molto pericolosa perché velenosa. Botticelli la rappresenta sotto i piedi di Venere poiché si credeva che prolungasse la giovinezza ma anche che curasse la follia, rimediando in particolare allo stato di alterazione dell'umore e dell'equilibrio dovuto ad amore non corrisposto.



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