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Immagine di materna dolcezza: la Madonna della seggiola di Raffaello Sanzio


La Madonna della Seggiola è una delle opere più dolci ed armoniose di Raffaello Sanzio.

Il dipinto si trova all’interno della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.

La committenza, la data di esecuzione dell’opera ed il suo ingresso nella collezione medicea risultano incerte. La sedia dipinta, similare nella forma a quelle riservate agli alti dignitari della corte papale, farebbe pensare ad una eventuale commissione da parte di Papa Leone X. Certo è che il dipinto viene citato negli inventari medicei del 1589 come opera conservata nella Tribuna degli Uffizi.


I protagonisti del dipinto sono la Vergine, il bambino Gesù e San Giovannino.

Maria è seduta su una sedia, collocata di profilo rispetto allo spettatore, mentre sta teneramente abbracciando il bambino. Raffaello riesce ad umanizzare la Vergine che perde gli attributi della Madonna sacrale austera o in posa e viene rappresentata come eterna madre nell'atto di coccolare il suo bambino "paffutello". L'artista crea inoltre uno schema compositivo circolare che ricorda il classico movimento di “cullare”, accentuato dalla gamba alzata del bambino e dal busto reclinato della Vergine. Un vortice di sguardi coinvolge lo spettatore portandolo ad immedesimarsi nel momento di intimità rappresentato nel testa-testa di madre e figlio. La figura di San Giovannino si stacca dal fondo scuro, con le piccole mani congiunte sta pregando in direzione della coppia.


La forma rotonda era tipica per la rappresentazione di quadri sacri di destinazione privata. Molti critici sostengono che Raffaello abbia reinterpretato un precedente desco da parto, una sorta di vassoio rotondo che veniva regalato alle donne partorienti e poi appeso sopra il letto. Grazie all’utilizzo di varie gradazioni di colore le figure sembrano simulare un movimento rotatorio. Raffaello utilizza toni caldi per la decorazione centrale, mentre all’esterno predilige toni freddi, come l’azzurro della vesto o il verde dello scialle.


Il dipinto viene intitolato “Madonna della seggiola” per la sedia che compare nel quadro, unico elemento verticale dell’opera. L’attuale cornice lignea intagliata e dorata non è originale ma fu realizzata nel 1698. L’opera è stata fin da subito ammirata da numerosi critici, aristocratici e da artisti. Un documento datato 1648 ricorda una concessione di prestito alla pittrice Giovanna Garzoni, la quale aveva il permesso di poter portare a casa propria il quadro per poterne ricreare delle miniature. Numerose furono le copie su tavola o tela, alcune delle quali recanti aggiunte come ceste di panni ad accentuare il carattere domestico. Copiare le opere d’arte era una pratica diffusa e la riproduzione di capolavori era un valore aggiunto per l’artista. La fama del dipinto continua anche nel XVIII secolo. Firenze era una delle mete più importanti del Grand Tour e l’opera è presente in numerose descrizioni conservate nei diari di viaggio ed in numerosi dipinti che avevano il compito di immortalare una scena o un luogo visitato.

Il dipinto di Johann Zoffany rappresenta una veduta ideale della Tribuna degli Uffizi e tra i numerosi capolavori dipinti vi è anche la Madonna della Seggiola, inserita idealmente in una posizione dominante rispetto ad altre opere.

Il quadro fu la prima vittima del saccheggio napoleonico del 1799 e una volta arrivato a Parigi fu subito esposto prima nelle sale del Louvre poi nell’appartamento dell’imperatrice Giuseppina. Il 21 febbraio 1816, dopo la caduta di Napoleone, il dipinto ritornò a Firenze .


Numerosi sono gli aneddoti su questo capolavoro. Uno di questi racconta che Raffaello realizzò il dipinto durante il viaggio verso Velletri e durante il tragitto, vedendo una contadina mentre cullava il proprio figlio, prese ispirazione per la posizione della Vergine ed il bambino. Un altro narra che Raffaello utilizzò un umile coperchio di botte come tavola di legno e che la modella in realtà non era altro che la figlia del vinaio con i suoi figli. Questa ipotesi viene smentita dal pregiato scialle in seta e dall’asciugatoio rigato usato come turbante della Vergine, dettagli che sottolineano l’elevata classe sociale della donna. Alcuni sostengono che i lineamenti della modella ricorderebbero quelli della Fornarina, la bella fanciulla senese che fece perdere la testa a Raffaello e chendiventò modella per eccellenza di suoi numerosi quadri.


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