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  • Immagine del redattoreTre passi per Firenze

Tre membri della famiglia alla Medici agli Uffizi

Nel 1533-1534 circa Alessandro de’ Medici, figlio illegittimo di Lorenzo Duca di Urbino, commissiona a Vasari il ritratto del Magnifico, oggi esposto al Museo della Galleria degli Uffizi di Firenze.

Lorenzo il Magnifico morì nel 1492, quindi risulta piuttosto evidente che Vasari non conosceva in maniera diretta il protagonista, pertanto non si può parlare di ritratto dal vero o dal naturale. Per rappresentarlo al meglio Vasari dovrà trarre ispirazione da una precedente opera, come lui stesso spiega nella lettera destinata ad Alessandro de’ Medici:


E da che Vostra Eccellenza si contenta che io facci un quadro, drentovi un ritratto del Magnifico Lorenzo Vecchio, in abito come gli stava positivamente in casa, vedremo di pigliare uno di questi ritratti che lo somigliano di più, e da quello caveremo l'effige del viso; ed il restante ho pensato di farlo con questa invenzione, se piacerà a Vostra Eccellenza


L’artista aretino trae ispirazione e riferimento da una maschera funeraria di Lorenzo per ottenere una stretta somiglianza con il soggetto da riprodurre. Vasari utilizza la sua abilità per rappresentare un modello non più esistente dal vivo, ma dotato comunque di doti e qualità interiori, infatti l’opera viene definita una vera e propria invenzione ritrattistica. Così prosegue la spiegazione del ritratto nella lettera:


Farollo adunque a sedere, vestito d’una veste lunga pavonazza, foderata di lupi bianchi; e la man ritta piglierà un fazzoletto, che pendendo da una corteccia larga all’antica, che lo cigne in mezzo. Dove a quella sarà appiccata una scarsella di velluto rosso a uso di borsa; e col braccio ritto poserà in un pilastro, finto di marmo, il quale regge un'anticaglia di porfido. Ed in detto pilastro vi sarà una testa di una Bugia, finta di marmo, che si morde la lingua, scoperta dalla mano del Magnifico Lorenzo. Il zoccolo sarà intagliato, e faravvisi drento queste lettere: Sicut maiores michi, ita et ego post mea virtute prelussi. Sopra questo ho fatto una maschera bruttissima, figurata per il Vizio, la quale stando a diacere in su la fronte, sarà conculcata da un purissimo vaso, pieno di rose e di viole, con queste lettere: Virtus omnium vas. Arà questo vaso una cannella da versare acqua appartatamente, nella quale sarà infilzata una maschera pulita, bellissima, coronata di lauro; et in fronte queste lettere o vero nella cannella: Premium virtutis. Dall'altra banda si farà del medesimo porfido finto una lucerna all’antica con piede fantastico et una maschera bizzarra in cima, la quale mostri che l'olio si possa mettere fra le corna in su la fronte; e così cavando di bocca la lingua, per quella facci papiro e così facci lume, mostrando che il Magnifico Lorenzo per il governo suo singolare, non solo nella eloquenza, ma in ogni cosa, massime nel giudizio, fe' lume a' discendenti suoi e a cotesta magnifica città


Da questa breve esposizione si evince che per Giorgio Vasari il ritratto non era solo la semplice rappresentazione del soggetto, ma era molto di più. Tutti gli oggetti inseriti all’interno dell’opera avevano lo specifico compito di raccontare una storia e l’obiettivo di Vasari era quello di sottolineare ed enfatizzare il carattere ed i vizi del Magnifico. Il vaso a destra in alto sarebbe un’allusione alla Virtù, la lucerna all’antica a sinistra allude alla sua Eloquenza e al suo Giudizio, mentre il mascherone marmoreo sotto la mano destra sarebbe un simbolo della Bugia che si morde la lingua e l’altra maschera ai piedi del vaso sarebbe il Vizio.

Oltre alla rappresentazione dei suddetti simboli, il tutto risulta ancora più esplicito grazie all’inserimento dell’iscrizione in latino.

La lettera diventa quindi parte integrante del dipinto, spiegando ed analizzando i dettagli che l’artista stesso aveva pensato e realizzato.

Il Magnifico è rappresentato come un cittadino privato in abiti semplici, non come la figura di un regnante. Lo studioso Davitt Asmus è stato uno tra i primi a mettere in relazione quest’opera con l’elogio che Paolo Giovio dedica a Lorenzo il Magnifico nella Vita di Leone X:


grandezza d’amplissima dignità, soleva dire che in tutto il meggio dell’humana vita non si poteva lasciare a figliuoli né più ricco né più eccellente patrimonio, quanto quello della virtù e della gloria… havendo ricevuto Lorenzo questo lume d’ardente et risuscitata virtù da Cosimo et Piero, di mano in mano… lo diede anch’egli a Leone et Clemente.


L’opera, inoltre, viene messa in relazione anche con un altro dipinto, ovvero il ritratto di Cosimo il Vecchio ad opera del Pontormo realizzato tra il 1518-1519 per volere di Goro Gheri, segretario di Lorenzo Duca di Urbino. Vasari conosceva molto bene il dipinto di Cosimo in quanto era già entrato a far parte della cerchia medicea ed è proprio grazie alla conoscenza di tale opera che riuscì a creare un dipinto che fungesse da perfetto pendant al precedente.


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