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  • Immagine del redattoreTre passi per Firenze

Tre fiori della Primavera di Botticelli - #2 Elleboro

Questa è una delle opere più famose di Alessandro di Mariano di Filipepi, in arte Botticelli.

Non conosciamo con certezza il committente dell’opera, ma sappiamo che il dipinto si trovava sopra una sorta di cassapanca in via Larga, attuale via Cavour, alla fine del XV; mentre Giorgio Vasari lo ricordava come arredo interno della villa di Castello, insieme al quadro della Nascita di Venere.

 La lettura inizia da destra: Zefiro, il dio dei venti, rapisce la ninfa Chloris che, spaventata, cerca di scappare, ma che ormai posseduta dal dio, accetta di sposarlo e dalla loro unione viene trasformata in Flora, ovvero la Primavera. Quest’ultima dispensa fiori, molti dei quali li ha intrecciati nei capelli. Al centro troviamo Venere sotto un arbusto di mirto, pianta a lei sacra. Sui bordi del manto possiamo notare le fiammelle dorate, simbolo di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino del Magnifico, le quali fanno avvalorare l’ipotesi di una sua committenza. Sopra la dea è collocato Cupido bendato nell’atto di scagliare frecce d'amore in direzione delle 3 Grazie danzanti, decorate con vestiti leggeri quasi trasparenti. L’ultima figura è Mercurio, dipinto con i tipici calzari alati e vestito solo da un drappo rosso ornato anche questo dalle fiammelle di Lorenzo, che con il caduceo allontana le nuvole che incombano sul giardino.

Una delle ipotesi più avvalorate è che il dipinto rappresenti la Primavera come stagione. Zefiro, Chloris e Flora sono catalogati come i mesi del vento, cioè marzo; Venere, le 3 Grazie e Cupido rappresenterebbero il mese dell'amore, cioè aprile; Mercurio invece sarebbe la personificazione del mese di maggio, in quanto lui è figlio di Maia, dalla quale deriva il nome del mese.

Botticelli decora il prato con oltre 190 specie botaniche, tra cui circa 40 sono state individuate.

Ai piedi di Venere si può notare l'elleboro, definita anche "Rosa di Natale", cioè una pianta molto comune in Europa centrale nel sottobosco o nei prati montani. Questa specie dai bianchi petali può raggiungere i 30 cm di altezza ed è appartenente alla famiglia delle “Ranunculaceae”. Si tratta di una pianta dalle molteplici virtù, molto usata in campo medico anche se altamente velenosa e difficile da dosare, infatti nel medioevo veniva usato come allucinogeno all'interno di pozioni magiche.

Botticelli raffigura l'elleboro davanti ai piedi della dea dell'amore perchè, secondo la leggenda, si credeva che tra le varie peculiarità di questa pianta, oltre a prolungare la giovinezza, curasse anche la follia, le alterazioni dell'umore e dell'equilibrio dovute ad amore non corrisposto.







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