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  • Immagine del redattoreTre passi per Firenze

Tre capolavori di Brunelleschi: Santo Spirito

La chiesa nacque nel 1295 quando l'ordine dei frati Agostiniani si stabilì in questa parte dell'Arno, a quel tempo caratterizzata da orti e campagne, realizzando il convento e dedicando la chiesa a Santa Maria d'Ognissanti e allo Spirito Santo.

Nel 1430 alcune famiglie fiorentine commissionarono a Filippo Brunelleschi la ricostruzione di una nuova chiesa agostiniana. L’originario progetto brunelleschiano prevedeva la facciata rivolta verso il fiume, infatti l’architetto aveva ipotizzato un vero e proprio intervento urbanistico che doveva riconfigurare anche la zona limitrofa alla chiesa. Nei pressi della Basilica c'era un piccolo porto fluviale, il primo navigando da Pisa, e Brunelleschi, ruotando la facciata verso il fiume, avrebbe aumentato il prestigio dell’ordine mendicante perché la Basilica sarebbe stata il primo edificio visibile risalendo l'Arno. Purtroppo il progetto non va in porto, quindi si decise di mantenere lo stesso orientamento della Basilica, ma attuando delle trasformazioni. Sfortunatamente Brunelleschi morì poco dopo l’inizio dei lavori e gli architetti successivi apportarono delle alcune modifiche rispetto al progetto originario.

Brunelleschi ideò un organismo architettonico ancora più complesso e articolato, rispetto al modello usato per la Basilica di San Lorenzo. A partire dagli anni 30 del ‘400, l’architetto abbandona il tema della linea retta e dei 90°, in favore di una ricerca orientata verso l’analisi degli spazi attraverso lo studio della linea curva che modella l’edificio.

La Basilica presenta 3 portali di accesso ed è strutturata con una pianta con croce latina. All’interno la chiesa è suddivisa in tre navate che proseguono nel transetto e nel coro. Per quanto riguarda la copertura: la navata centrale è piana, mentre le navatelle laterali presentano una copertura a vela. Inoltre, in corrispondenza di ogni navata laterale, lungo tutto il perimetro c'è un’abside semicircolare.

Santo Spirito si caratterizza per la presenza di cappelle lungo tutto il perimetro della Basilica, eccetto in controfacciata, determinando una continuità spaziale e favorendo un addensamento di colonne nel presbiterio. Il progetto originario prevedeva ben 4 ingressi diversi, infatti coloro che entravano avrebbero trovato il volume della colonna e una visione leggermente diagonale, che variava se l’osservatore si fosse spostato al centro. Le colonne sono disposte tutte a 45° e si ipotizza che Brunelleschi abbia preso spunto da Roma, e per l’esattezza dal Pantheon.

L’altezza gotica delle cappelle sottolinea che Brunelleschi non era estraneo alla cultura del suo tempo, ma essa viene elaborata e assimilata con una nuova sensibilità. L’architetto metabolizza gli insegnamenti gotici e li mette in pratica nella Basilica sia nello slancio verticale delle cappelle, che nell’ariosità dello spazio.

Ogni cappella è inquadrata da due semicolonne decorate dal dado brunelleschiano. Questa composizione architettonica si specchia nei dadi del colonnato della navata, generando una grande armonia di proporzioni. L’architetto, quindi, riprende nuovamente il suo “dado brunelleschiano”, già usato nella Basilica di San Lorenzo, ma, a differenza di quest’ultima, in questo caso il fregio è liscio e non presenta decorazioni.

Per quanto riguarda l’esterno della Basilica, il muro perimetrale si presenta liscio, senza alcuna caratterizzazione plastica. In realtà Brunelleschi aveva ipotizzato ad una serie di volumi semicilindrici coperti dal cono che dovevano ricreare un effetto quasi orientaleggiante ed esotico. Il risultato doveva essere molto simile all’attuale Duomo di Orvieto, anche se in quest’ultimo caso le cappelle si fermano sul fianco corrispondente al corpo delle navate, senza girare sul transetto e sul coro.



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